Rita Latella1, Sara Civitareale2, Jessica De Simone2, Anna Maria Gabriele2, Matteo Guerra3, Chiara Izzi2, Luana Lombardi2, Maria Rosaria Manfredi2, Maria Ilaria Minervini2, Valentina Salvatore2

1 Psicologa, psicoterapeuta, specialista ambulatoriale presso le Asl di Chieti e Pescara, didatta del Centro Studi Relazionale e Familiare nella sede IPRA di Pescara di cui è presidente.

2 Psicologa, allieva terapeuta del Centro Studi Relazionale e Familiare nella sede IPRA di Pescara.

3 Psicologo, allievo terapeuta del Centro Studi Relazionale e Familiare nella sede IPRA di Pescara.

In un mondo che cambia con incredibile velocità, medici e terapeuti sono al centro di domande cui non è facile rispondere utilizzando la propria esperienza. Divulgare l’esperienza di chi ha lavorato per primo su temi dotati di un alto coef­ficiente di novità sarà, dunque, lo scopo principale di questa sezione della rivista.

 In a fast world, practitioners and therapists are the target subjects of many questions to which it is not easy to answer using one’s previous personal expe-rience. The principal aim of this section will be to disseminate the experience of those who have been the first to work arguments with a high percentage of novelty.

 En un mundo que cambia rápidamente, médicos y terapeutas se ponen una serie de preguntas que no son fácil de contestar recurriendo solo a la experiencia personal. Nos interesa divulgar acá, los aportes de aquellos que han trabajado por primera vez sobre algunos temas nuevos.

 Riassunto. Con il seguente articolo si vuole porre l’attenzione sull’attuale emergenza planetaria a causa della pandemia da Covid-19. Il tentativo del gruppo di lavoro è stato quello di integrare il pensiero di Bateson, che oggi risulta quanto mai profetico, con le voci di scienziati ed enti no profit che, attraverso le campagne di sensibilizzazione ambientale, da anni ci mettono in guardia sulla pericolosità del nostro operato sulla natura. La visione lineare che caratterizza la nostra società contiene l’errore di ignorare la natura sistemica del nostro pianeta, trasformando l’azione dell’uomo in una minaccia per se stesso e per l’ambiente. La riflessione sull’approccio ecologico di Bateson può aiutare l’uomo a comprendere la connessione con l’ambiente in cui vive e a modificare il suo approccio, attraverso la costruzione di una nuova saggezza.

Parole chiave. Covid-19, lockdown, uomo e ambiente, equilibrio, visione sistemica, sopravvivenza, struttura che connette, mente e natura, coscienza, crisi ecologica, epidemia, estetica, bellezza.

 Summary. Bateson’s prophetic thinking at the time of Covid-19.

The aim of this article is to draw attention to the present planetary emergency caused by the Covid-19 pandemic. By means of environmental awareness campaigns the working group has attempted to integrate Bateson’s line of thought, which in the present situation appears prophetic, with the voices of scientists and no profit organisations who for years have been trying to warn us about the dangerous impact our behaviour is having on nature. The linear thinking which characterises our society erroneously ignores the systemic nature of life, and so the work of man becomes a threat to both himself and to the environment. Reflecting on the ecological approach favoured by Bateson could help man understand the connection between himself and his surroundings, fostering a new sensibility which would guide any future approach.

 Key words. Covid-19, lockdown, man and environment, equilibrium, systemic vision, survival, the pattern that connects, mind and nature, consciousness, ecological crisis, epidemic, aesthetics, beauty.

Resumen. El pensiero profético de Bateson al tiempo de Covid-19. Con el siguiente artículo se quiere poner la atención sobre la actual emergencia planetaria debida a la pandemia de Covid-19. El intento del grupo de trabajo ha sido de integrar el pensamiento de Bateson, que hoy resulta profético, con las ideas de los científicos y organización no profit a través de campañas de sensibilización ambiental, que desde años nos advertien sobre la peligrosidad de nuestra actuación sobre la naturaleza. La visión linear que caracteriza nuestra sociedad incluye el error de ignorar la natura sistémica de nuestro planeta, convirtiendo la actuación del hombre en una amenaza para sí mismo y para el medio ambiente. La reflexión sobre el método ecológico de Bateson puede ayudar el hombre a comprender la conexión con el medio ambiente en el que vive y a modificar su actitud, a través de la construcción de una nueva sabiduría.

 Palabras clave. Covid-19, lockdownd, persona y medio ambiente, equilibrio, visión sistémica, supervivencia, estructura que conecta, espíritu y naturaleza, consciencia, crisis ecológica, epidemia, estética, belleza.

PREMESSA

Il presente lavoro è il tentativo di integrazione tra teoria batesoniana e riflessioni sull’attualità emergenziale, ad opera della Dr.ssa Rita Latella e degli allievi del II anno dell’Istituto di Psicologia Relazionale Abruzzese “Maria Grazia Cancrini” di Pescara.

Gregory Bateson ha ancora qualcosa da insegnarci rispetto alla drammatica situazione mondiale? È proprio partendo da questo interrogativo che abbiamo sviluppato il seguente articolo.

DALLA LOGICA LINEARE A QUELLA SISTEMICA

«Nessuno sa quanto tempo ci resti, nel sistema attuale,
prima che si abbatta su di noi qualche disastro, più grave della distruzione
di un qualunque gruppo di nazioni.

Il compito più importante, oggi, è forse di imparare a pensare nella nuova maniera».

Bateson, Verso un’ecologia della mente.

 Alla luce delle vicende attuali che stanno sconvolgendo lo scenario internazionale le sue parole risultano profetiche. «Ci troviamo davanti a un mondo che è minacciato non solo da vari tipi di disorganizzazione, ma anche dalla distruzione dell’ambiente e noi, oggi, non siamo ancora in grado di pensare con chiarezza ai rapporti che legano un organismo al suo ambiente» [1]. G. Bateson nel libro Verso un’ecologia della mente pone questa nostra incapacità come un problema molto serio per la nostra sopravvivenza. Leggendolo siamo inevitabilmente costretti ad abbandonare l’idea illusoria di avere il controllo su tutta la realtà che ci circonda. Nei suoi scritti si parla di una “struttura che connette” [2]: alla base del suo pensiero vi è, infatti, la convinzione che tutti i sistemi sono interconnessi in una rete; non si può considerare nessun sistema preso singolarmente. Uomo e ambiente non sono due entità separate, ma costituiscono un’unica unità “minima” di sopravvivenza, in termini batesoniani, un “complesso flessibile organismo-nel-suo-ambiente”. Stabilisce, quindi, quella “sacra unità”, necessaria, tra mente e natura [1].

Bateson postula la natura cibernetica dell’Io e del mondo; analizza la funzione fondamentale della coscienza nell’adattamento umano e individua tre sistemi omeostatici e cibernetici: l’uomo, la società e l’ecosistema. Avanza l’ipotesi che la coscienza contenga delle distorsioni sistematiche di prospettiva, le quali potrebbero distruggere gli equilibri tra uomo, società ed ecosistema; potremmo parlare di una sorta di “miopia” della coscienza. Il legame tra coscienza e mente totale viene considerato semipermeabile: non tutto quello che c’è nella mente viene rappresentato nella coscienza, poiché questa è limitata. Egli parla di “finalità cosciente” [1]: l’uomo, pensando in maniera finalizzata, commette l’errore di trascurare la natura sistemica del mondo in cui vive; sembra dimenticare il suo essere parte di un sistema più ampio, un tutt’uno che si influenza reciprocamente e i cui cambiamenti si diffondono (e hanno effetto) lungo tutto il sistema. La finalità cosciente allontana l’uomo dalla comprensione dell’unità e rende impossibile cogliere la natura cibernetica dell’io e dell’uomo [1]. Bateson va oltre il dualismo, considerando la mente come immanente. Esiste dunque un’unica struttura, che definisce l’“unità mentale” [2], nella quale l’organismo non viene più considerato in senso stretto, ma all’interno del suo ambiente. La mente è quindi la “Struttura che connette” [2] l’uomo agli altri esseri viventi. Per Bateson l’uomo, “il modificatore di ambiente per eccellenza”, è pienamente in grado di devastare se stesso e il suo ambiente “con le migliori intenzioni coscienti” [1], non consapevole di quanto le guerre, la distruzione della natura e altre attività, tutte connesse al raggiungimento di un suo scopo o interesse, lo possano portare rapidamente al suo declino. Il procedere inarrestabile del progresso tecnologico sembra accompagnarsi alla potenziale distruttività del suo ambiente e, dunque, dell’uomo stesso. L’«arroganza» dell’uomo di cui parla Bateson è evidente in molti contesti, dalla noncuranza per l’ambiente, che ancora oggi continua a inquinare ad esempio gettando a terra mascherine e guanti utilizzati o plastica in mare, “nascondendosi” dietro l’idea deresponsabilizzante che un singolo comportamento scorretto non faccia la differenza sul risultato collettivo; allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, per il cui primato si concorre a livello mondiale, anziché sfruttare fonti di energia rinnovabile e naturali, quali sole, vento, acqua, ecc.; alla distruzione delle foreste e agli incendi devastanti, come quelli avvenuti in Australia la scorsa estate, che hanno portato alla distruzione di ettari di terreno e di buona parte della fauna che le popolava, nonché all’inquinamento atmosferico a causa dei fumi sprigionati; fino alle guerre per il dominio territoriale e alla conseguente morte di molti civili. In tal modo, giorno dopo giorno, l’uomo ha contribuito a distruggere la realtà che lo circonda; una realtà di cui non si sente responsabile ma che, secondo la teoria sistemica, è invece chiara espressione delle sue azioni.

 Secondo Bateson, ciò che ostacola l’isolamento della finalità cosciente da molti processi correttivi è l’esistenza di “entità automassimizzanti” (nazioni, politici, sindacati, compagnie commerciali e finanziarie, e simili) che sono “aggregati di parti di persone” [1]: il singolo pensiero è strettamente limitato ai fini specifici della società o nazione, anche se alcune decisioni della società sono influenzate da considerazioni che scaturiscono da parti “più ampie e sagge della mente” [1]; il singolo deve dunque agire come creatura disumanizzata. La necessità dell’uomo di raggiungere i propri fini e la sua convinzione che il mondo segua una logica lineare lo portano a vedere la realtà come antropocentrica, senza tener conto degli effetti che l’uomo produce su di essa. L’“apocalisse” ambientale, di cui l’uomo è produttore, attore e responsabile, è invisibile ai suoi occhi. La non curanza, l’indifferenza che manifesta riguardo all’ambiente in cui vive è spaventosa. Negli ultimi anni è stata Greta Thumberg, una giovanissima attivista svedese, a portare all’attenzione di tutti l’emergenza ambientale che investe il nostro pianeta, battendosi con determinazione e mostrando a tutti che l’uomo con le sue stesse mani ha distrutto il mondo in cui vive e che gli permette di vivere. Le sue lotte, fatte di piccoli passi e tanto coraggio, hanno sottolineato l’avidità e la prepotenza delle potenze mondiali, il cui unico scopo è arricchirsi a scapito del benessere del pianeta in cui noi stessi viviamo. Hanno smosso “i giganti” mondiali, hanno aperto uno spiraglio e hanno spinto qualcuno a pensare che forse esistono modi diversi da quelli attuali di rapportarsi all’ambiente. Le sue parole “non si è mai troppo piccoli per fare la differenza” invitano a riflettere. Se in ognuno di noi avvenisse un cambiamento nel modo di pensarsi in relazione all’ambiente, avremmo una “differenza che genera differenza”. Bateson riconosce che questo modo di vivere e pensare ha radici molto antiche, ma oggi il problema è che a queste premesse epistemologiche sbagliate si aggiungono l’aumento della popolazione e il progresso della scienza e della tecnica moderna. La presenza di questi tre elementi rappresenta, secondo Bateson, la radice dell’odierna crisi ecologica.

 «Quello che ho detto è che la finalità cosciente diventa rapidamente distruttiva. La “finalità” è un concetto molto pericoloso. La coscienza non so. Sono stato attento a parlare della coscienza il meno possibile. Il problema della coscienza è che per sua natura essa si concentra […]. Quando arriviamo alle altre due cose, il sacro e l’estetica, che sono strettamente collegate, in parte siamo discosti per vedere un tutto. La coscienza tende a concentrarsi, mentre nozioni come il sacro e il bello tendono sempre a ricercare l’ampiezza, il tutto. Ecco perché non mi fido della coscienza come guida principale» [3].

IL LOCKDOWN COME FALLIMENTO DELLA FLESSIBILITA’?

In considerazione della visione sistemica precedentemente esplicitata è chiaro che anche questo virus, che ha sconvolto la vita di un intero pianeta, sia da guardare nella stessa prospettiva. Il Ministero della Salute fa chiarezza, dichiarando che il Covid-19 fa parte di una famiglia molto vasta di virus, i Coronavirus, che hanno un impatto più o meno grave sull’ospite che li accoglie. Questa famiglia è stata identificata per la prima volta negli anni ‘60 e gli studi hanno condotto al tracciamento di 5 gruppi che agiscono anche sull’uomo. Tra questi rientra il Covid-19, scoperto per la prima volta a dicembre dello scorso anno nella provincia cinese di Wuhan. A febbraio 2020 l’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV), che si occupa della designazione e della denominazione dei virus (ovvero specie, genere, famiglia, ecc.), ha assegnato al nuovo coronavirus il nome definitivo: “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2). La malattia può sviluppare una varia tipologia di sintomi o restare del tutto asintomatica, rendendo difficile la sua identificazione ad ampio spettro [4].

È stato spiegato come, nel caso del Covid-19, sia avvenuto un salto di specie, fenomeno definito spillover, che ha consentito a questo microrganismo di entrare in contatto con l’uomo, partendo dal mondo animale, in particolare dal pipistrello [5]. «Le malattie animali e quelle umane sono due fili strettamente intrecciati», afferma David Quammen, scrittore e divulgatore scientifico statunitense nel suo lavoro, intitolato appunto, Spillover [5]. Egli ci ricorda una delle teoria darwiniane più importanti e troppo spesso sottovalutata, ovvero che anche l’uomo è una specie animale, legata in modo indissolubile alle altre, sia nell’origine che nell’evoluzione. Si fa riferimento alla ‘zoonosi’ per definire ogni infezione animale trasmissibile agli esseri umani. Questa non è una condizione sempre osservabile. Alcune malattie, come il vaiolo o la poliomelite, non sono in grado di effettuare tale evoluzione, trasmettendosi solo a livello umano. Dunque ciò che rende questo un problema assai grave è l’imprevedibilità e l’impossibilità di poter controllare le modalità biologiche di funzionamento, identificate come vere e proprie strategie di sopravvivenza. Il patogeno è capace di annidarsi in organismi, chiamati ospiti serbatoio o reservoir, i quali però risultano asintomatici, consentendogli di vivere nell’anonimato, in un ambiente con elevato grado di biodiversità, fin quando un fattore esterno interferisce con tale equilibrio. Se ciò si verifica, ci sono altissime probabilità che il virus, fin ora quiescente, si muova verso un ospite di amplificazione, ovvero un organismo all’interno del quale può moltiplicarsi e da cui può diffondersi in maniera straordinaria. Citando Stephen S. Morse “i virus non hanno organi locomotori, ma molti di loro hanno viaggiato in tutto il mondo”, facendosi dare un passaggio.

In un’interessante intervista, Ilaria Capua, Direttore dello One Health Center of Excellence, University of Florida [6], spiega in maniera molto semplice come questo sia potuto succedere, storia al di là di ogni teoria complottista, ormai nota alla maggior parte della popolazione. L’aspetto importante su cui invita a riflettere trova un riferimento molto forte nella parole di Bateson circa il ruolo dell’uomo all’interno dell’ambiente in cui vive. L’uomo risulta ingombrante e invadente, causa stessa del problema che adesso si trova a dover fronteggiare. Questa non è la prima grave epidemia che si pone nella storia dell’uomo, e per fortuna, neanche la più grave. Ciò che la contraddistingue dalle altre è il forte disequilibrio tra il ritmo della natura e l’impressionante velocità imposta dalle peculiarità dello stile di vita umano odierno. I meccanismi biologici, dunque anche quelli riguardanti la diffusione virale, hanno un loro tempo. La pressione imposta dall’uomo con tutti i mezzi di cui dispone altera questi tempi, non li rispetta.

COSA PUÒ PROVOCARE UN’ACCELERAZIONE TROPPO REPENTINA?

Sarebbe auspicabile che, insieme con un organismo flessibile, si consideri anche un ambiente flessibile. Elemento base da prendere in considerazione è il concetto di flessibilità. Di solito i cambiamenti graduali e omeostatici avvengono all’interno di un range di tolleranza costruito su diverse variabili. Nel momento in cui questi limiti vengono superati, la caratteristica di flessibilità viene messa alla prova, nel peggiore dei casi esaurendosi. Bateson afferma che le patologie della nostra epoca sono il risultato cumulativo dell’esaurimento della flessibilità in risposta a tensioni diverse. La metafora dell’acrobata insegna che il suo livello di capacità d’equilibrio si fonda sulla collaborazione e la flessibilità di tutte le sue parti del corpo; se una o più di esse vengono limitate, la capacità dell’acrobata di stare in equilibrio sarà sempre più ridotta, sino al suo fallimento [1]. Allo stesso modo il controllo imposto dall’uomo sull’ambiente produce questo effetto, andando a minare la sua flessibilità, considerata una risorsa estremamente preziosa. Bisogna infatti ricordare che l’organismo che distrugge il suo ambiente distrugge se stesso. Questa è la base del pensiero di Bateson riguardo quello che moralmente viene chiamato l’egoismo dell’uomo, che per guardare unicamente al suo progresso ha sfruttato l’abbondanza dell’ambiente, consumandola e riducendola ai minimi termini.

L’unità evolutiva organismo-ambiente non è omogenea. Per questo è importante la diversità in tutte le sue forme e la diversità delle persone, che può solo che essere una risorsa, in quanto l’eterogeneità della popolazione allo stato naturale costituisce già una metà di quel metodo per tentativo ed errore che è necessario per affrontare l’ambiente. È interessante capire il percorso effettuato dalla situazione attuale nella sua costituzione attraverso gli anni e il progresso. La smania di potere e di comando dell’uomo nei suoi rapporti con l’ambiente, insieme al suo progresso tecnologico e alla crescita esponenziale della popolazione, fanno di lui la causa principe del proprio fallimento. Egli ragiona in termini di “superiorità e controllo” mentre dovrebbe muoversi in termini di “condivisione e rispetto”.

 Bateson propone una metafora: «alleviare i sintomi senza curare la malattia è ragionevole se e solo se la malattia avrà esito mortale oppure guarirà da sé» [1]. L’uomo ha l’abitudine, dettata dalla sua modalità di pensiero, di prendere provvedimenti ad hoc incentrati sulla sintomatologia, tralasciando l’attenzione per le motivazioni profonde, cause della stessa. Tutti i mezzi usati dall’uomo per la ‘cura dei sintomi’ rischiano di essere insufficienti. Le variabili che garantivano l’omeostasi hanno superato il limite, dunque «lo squilibrio ha raggiunto un punto tale che non si può essere sicuri che la natura non lo corregga in maniera eccessiva» [1].

Sarebbe ora interessante riflettere se il Covid-19 sia stato percepito come pleroma o come creatura. Ricordiamo che il pleroma è rappresentativo di quel mondo in cui gli eventi sono causati da forze o da urti e nel quale dunque non vi sono differenze; nella creatura invece gli effetti sono provocati proprio dalla differenza. Volendo tentare di osservare il Covid-19 nell’ottica della “creatura” è dunque importante non solo tenere bene a mente il sistema nella sua totalità, ma tentare anche di osservare i suoi effetti nell’ottica di differenze. Sappiamo che il Covid-19, così come lo conosciamo, è assimilabile al concetto di territorio e sappiamo anche che il territorio di per sé non può entrare direttamente nella comunicazione. È dunque importante sottolineare come questo fenomeno, ai nostri occhi, sia una mappa; le differenze generate da questo evento sono state molteplici: viviamo in una condizione di lockdown forzato che ha prodotto a sua volta ulteriori differenze circa il nostro modo di porci rispetto a quella che, fino a 2 mesi fa, rappresentava la nostra vita. Quando parliamo di vita intendiamo un sistema interconnesso di relazioni sociali, lavorative, affettive, del nostro modo di approcciarci a queste (cercando dunque di non escludere la nostra mente da questo grande sistema) e tutto ciò inserito in un ambiente. Bateson ci dice che una differenza che produce una differenza è informazione; se ci focalizzassimo su questo concetto, la situazione attuale di emergenza risulterebbe per noi una grande fonte di informazione. Le differenze generate da una situazione di lockdown forzato generano a loro volta delle differenze nel nostro modo di porci rispetto all’altro, rispetto all’ambiente e rispetto a noi stessi. Il contatto fisico e la prossimità con l’altro vengono inevitabilmente a cadere, l’ambiente si riprende i suoi spazi e si libera giorno dopo giorno delle scorie lasciate dalla nostra specie negli anni e ciascuno non ha più modi “concreti” per evadere dal rapporto con se stesso e con gli altri. Tutto il complesso sistema identificabile come io-altro-ambiente si deve dunque adattare a questa situazione e, momento per momento, si deve adattare a tutti questi cambiamenti, come nell’esempio riportato da Bateson dell’uomo che colpisce con una scure l’albero: è necessario considerare l’intero sistema albero-occhi-cervello-muscoli-ascia-colpo-albero; dunque l’uomo che decide di colpire lo fa nella sua totalità, il colpo lasciato sull’albero a sua volta avvierà una reazione di comportamenti successivi in base ad angolazione, forza etc., dunque tutto il sistema complesso si modifica in base alle tante variabili che lo compongono e la loro interconnessione con quelle degli altri sistemi [1].

Se vogliamo guardare all’oggi con l’ottica della “creatura” non possiamo permetterci di adottare una visione di causalità lineare dove l’emergenza del Covid-19 ha generato il lockdown, ma dobbiamo piuttosto sforzarci di guardare il tutto secondo un’ottica sistemica; se guardassimo al lockdown come a un territorio ci renderemmo conto che la mappa risultante, generata dalla differenze, risulterebbe in un nuovo modo (per noi) di essere nelle relazioni sociali, affettive e lavorative. Per questo è importante rinnovare un pensiero nuovo, ribadire i confini dell’io, cercando di evitare il tentativo di separare l’intelletto dall’emozione o la mente interna da quella esterna. I poeti e i musicisti ci erano già arrivati, dice Bateson, e tutto questo è quello che dovrebbe chiamarsi pensiero.

EDUCARSI ALLA BELLEZZA E ALLA GENTILEZZA

A fronte delle considerazioni fin qui fatte, sappiamo che esiste un legame molto stretto tra la pandemia che oggi siamo chiamati ad affrontare e la ferita che l’uomo ha inferto alla natura: la perdita di habitat, la manipolazione e il commercio di animali, la distruzione della biodiversità. L’approccio ecologico di Bateson può quindi aiutare l’uomo a comprendere la connessione con l’ambiente in cui vive e modificare il proprio approccio nei confronti di questo. Bateson aveva ipotizzato una posizione di non intervento su questioni relative alla crisi ecologica e nei confronti della vita in generale, tuttavia ritiene che «la fiducia nella selezione naturale o nel laissez-faire sia chiaramente ingenua» [2]; lo stesso Sergio Manghi sottolinea che l’uomo sia ben lontano dal prospettare un orizzonte di quieta contemplazione [7]. Bateson scrive che ciò che manca è una “Teoria dell’azione”, «dove l’agente attivo è a sua volta parte del sistema e ne è un prodotto» [3]. L’azione a cui si riferisce Bateson non è però un’azione precipitosa e arrogante, esclusivamente finalizzata a modificare il mondo, ma si tratta di una teoria dell’azione cauta, ispirata alla filosofia Zen, come scritto da Madonna [8]. La consapevolezza dei fondamenti biologici della coscienza ci permette di comprendere la connessione dell’uomo con gli altri esseri viventi; è proprio tale collegamento con il mondo che può aiutare l’uomo a tollerare e a rispettare tutte le forme di vita. In Dove esitano gli angeli Bateson parla infatti di un “ponte tra l’epistemiologia e l’etica”. Bateson colloca quindi la mente all’interno della più ampia storia naturale; la cura della sensibilità alla struttura che ci connette ai più ampi sistemi biologici può costituire la base per una nuova epistemiologia dei sistemi viventi. Come scrive Mary C. Bateson, questo avrebbe permesso all’uomo di affrontare in maniera differente le questioni relative all’equilibrio biologico, la guerra e la pace [9].

Nel saggio Effetti della finalità cosciente sull’adattamento umano [1] Bateson elenca i fattori che possono fungere da correttivi, al di fuori dai limiti della finalità cosciente. Tra questi Bateson indica alcuni dei fattori che possono fungere da correttivi alla finalità cosciente e campi dove può manifestarsi la saggezza sistemica. Questi sono:

a. l’amore, nel senso più ampio del termine. Citando Martin Buber, distingue i rapporti “io-tu” dai rapporti “io-esso”, quei rapporti in cui il fine è più importante dell’amore. In quest’ottica sarebbe auspicabile una relazione “io-tu” fra l’uomo e la sua società;

b. le arti figurative, la poesia, le lettere;

c. il contatto tra l’uomo e gli animali e tra l’uomo e la natura;

d. la religione.

 È il significato stesso di “sopravvivenza” che per Bateson muta: lo sguardo dell’uomo si allarga, oltre l’epidermide, verso il sistema delle idee; sono queste ultime che vivranno dopo la morte, sotto forma di arte. La proposta di Bateson è quella quindi di costruire una visione del mondo fondata su una nuova forma di saggezza ecologica. La sua strategia è estetica. Harries-Jones ha definito un’estetica ecologica questa parte del suo pensiero [10]. Il suo ragionamento parte dall’idea che l’intera realtà naturale è composta da strutture in grado di autoregolarsi e autorganizzarsi grazie all’esistenza di innumerevoli e intricati sistemi e sottosistemi di causalità circolare o feedback, secondo la dinamica evidenziata dalla cibernetica. Dal momento che «la parte non può in alcun caso controllare il tutto» [1], per intervenire su queste strutture cibernetiche senza alterare la loro omeostasi – ovvero saper agire con «saggezza sistemica» – è quindi necessaria una conoscenza in grado di «sentire o riconoscere la realtà circuitale» [1], una conoscenza abbastanza ampia da raccogliere «vaste porzioni» di questa realtà cibernetica. Bateson afferma che gli esseri umani possiedono una modalità di conoscenza adeguata all’organizzazione cibernetica della realtà: la conoscenza estetica, che «ricerca l’ampiezza, il tutto» [3].

Nell’arte è possibile individuare l’integrazione tra le diverse parti della mente, «specialmente quei molteplici livelli di cui un estremo è detto “coscienza” e l’altro “inconscio”» [1], che amplia le capacità di raccogliere le singole parti e permette di percepire «i circuiti completi, o i più vasti circuiti completi di circuito», e non soltanto gli «archi» che risultano dalla «resezione della coscienza» [1]. Per Bateson, in altre parole, l’estetica è un «meta contesto», un livello di secondo ordine che permette di conoscere come un intero coerente e unitario quegli stessi circuiti di feedback che la scienza investiga attraverso il livello di primo ordine dei dati sperimentali. Attualmente, l’antico limite della razionalità umana, descritto da Bateson, si trasforma in un vero e proprio gap, i cui effetti si sono ripercossi su entrambi i compiti che affidiamo alla conoscenza matematizzata: rappresentare la realtà naturale e intervenire sulle sue ecologie. In primo luogo, i suoi effetti si sono manifestati come perdita di senso e bellezza della realtà rappresentata dalla scienza, che M. Weber ha descritto in maniera molto efficace come un “disincantamento del mondo”. In secondo luogo, la stessa dinamica alla radice delle difficoltà che incontra la conoscenza matematizzata ad amministrare le ecologie «macro e micro cosmiche», dunque in ecologia, medicina e psicologia.

 Queste riflessioni permettono di individuare nell’estetica un modo di orientarsi tra i due «incubi insensati» del materialismo quantitativo da un lato e del soprannaturalismo romantico dall’altro, come li definisce Bateson. Per Bateson tutti i grandi progressi scientifici sono avvenuti sotto il segno dell’eleganza, come evidenzia Manghi [7]. Siamo predisposti, come ogni altro organismo vivente, a tendere verso la bellezza, a creare pensieri e oggetti che si distinguano per essa e a coglierla al di fuori di noi. Ma in questo processo abbiamo frainteso qualcosa: abbiamo confuso il fascino per l’eleganza e l’estetica della logica da cui prendono forma le nostre teorie con il loro trovarsi tra le ‘verità eterne’. Se usiamo il principio di “mente” come processo sottoposto a leggi biologiche, potremmo concludere erroneamente che la bellezza è uno dei principi esplicativi della vita. È “bello” non un certo oggetto, ma la nostra relazione con quell’oggetto. L’estetica, quindi, non è un principio esplicativo soltanto nostro. Noi, a differenza di altre creature, parliamo di estetica e possiamo essere consapevoli della bellezza che è in noi e fuori di noi [11]. Come scrive Sergio Manghi: «Noi ri-conosciamo la bellezza di un verso, la grazia del gatto, la meravigliosa armonia delle piume dell’uccello del paradiso quando, da scienziati, privilegiamo l’atteggiamento estetico, quando, cioè, cogliamo la qualità e non la quantità della differenza fra noi e il mondo vivente. Una visione scientifica puramente quantitativa non esaurisce la conoscenza della natura; la priva, anzi, come osserva lo scienziato Enzo Tiezzi, “della fondamentale categoria ecologica della qualità”»[12]. Scrive M.C. Bateson: «A Gregory piacerebbe che noi arrivassimo a parlare da scienziati (ma da scienziati creaturali, beninteso) dell’estetica, poiché è sua impressione che gran parte di ciò che va sotto questo nome sia una forma di discorso impropria» [11]. Bateson segnala la via da seguire per fronteggiare i fenomeni che gli uomini devono accettare come dati di fatto, invitando a una nuova scienza della natura e a un più adeguato rigore rispetto a essa, sottolineando che, partendo dalla cura delle parole e degli enunciati con cui nominiamo le cose, compiamo il primo passo per accostarci al mondo vivente. Invece di porci domande sulla verità, dovremmo chiederci “la verità sulle verità” e soprattutto qualche verità sul nostro rapporto con le cose [11]. Bateson dunque, mettendo in rapporto circolare i processi di costruzione dell’apprendimento con quelli di crescita biologica, introduce un’idea di mente interattiva ricorsivamente connessa, che fornendo importanti indicazioni sulle modalità in cui le conoscenze si co-costruiscono assume un particolare rilievo anche nelle dinamiche di cambiamento, con l’implicito sollecito a promuovere stili di apprendimento che non separino, ma che siano basati su una percezione armonica ed estetica del proprio agire.

Goethe definiva la gentilezza come “una catena che tiene uniti gli uomini” e nell’emergenza che abbiamo vissuto sono state diverse le storie di generosità, solidarietà e altruismo; dal singolo cittadino ad associazioni di volontariato. Da una parte all’altra del Paese ci si è organizzati per aiutare chi ne aveva bisogno, dai piccoli produttori artigianali che si sono reinventati come produttori di mascherine alla spesa consegnata agli anziani, fino ad arrivare alle ripetizioni gratuite per gli studenti in difficoltà. Anche molte aziende e molti imprenditori hanno mostrato esempi di altruismo con ingenti finanziamenti finalizzati, tra le molte cose, anche ad attrezzare i reparti di terapia intensiva degli ospedali. Il filosofo Arthur Schopenhauer sostiene che l’agire per altruismo risieda nel termine compassione, dal latino cumpatior “soffro con” e dal greco sympatheia “simpatia”. La compassione è dunque un sentimento che porta a sentire le sofferenze altrui come proprie e che trova massima espressione nella carità e nell’amore disinteressato; lo stato di emergenza che abbiamo vissuto ci ha portato inaspettatamente a trovare e ritrovare quell’interesse per l’umanità, troppo spesso dato per scontato. Toccare con mano la distruzione può spingere l’uomo a riscoprire il valore della tradizione e ad attivare altre risorse che sono state messe da parte. L’insegnamento che lo sciamano nordamericano Tacan’sina offre con il racconto della sua storia e delle sue origini indigene è quello di «proteggere questa conoscenza e ricreare il rispetto per Madre Terra». In questi tempi così bui le sue parole possono essere accolte come un invito a riflettere sul significato della vita: «Riuscire a portare consapevolezza, che significato ha la vita, perché viviamo e quali sono i nostri compiti, qual è la strada del mio sviluppo, ritrovare la libertà dell’anima, prendersi la responsabilità di prendere la vita nelle proprie mani, ritrovare l’accesso alle antiche cerimonie e attraverso questo arrivare al nuovo. Io cerco la pace! Io cerco le persone che vogliono raggiungere la pace. Io cerco di raccogliere insieme i diversi percorsi che si possono percorrere. È una vita piena!».

Concludendo con le parole di Bateson, citate da Manghi nel libro Attraverso Bateson: «Non dovremmo consentire all’imperfezione della nostra conoscenza di alimentare la nostra ansia e di aumentare così il bisogno di controllo. I nostri studi potrebbero piuttosto ispirarsi a una motivazione più antica, anche se oggi appare meno rispettabile: la curiosità per il mondo di cui facciamo parte. La ricompensa per questo lavoro non è il potere, ma la bellezza» [12].

BIBLIOGRAFIA

 1. Bateson G. Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi, 1976.

 2. Bateson G. Mente e natura. Milano: Adelphi, 1984.

 3. Bateson G. Una sacra unità. Altri passi verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi, 1997.

 4. http://www.salute.gov.it

 5. Quammen D. Spillover. Milano: Adelphi, 2014.

 6. https://youtu.be/z9WsX3hdCyU

 7. Manghi S. La conoscenza ecologica: attualità di Gregory Bateson. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2004.

 8. Madonna G. La psicoterapia attraverso Bateson. Verso un’estetica della cura. Milano: Franco Angeli, 2013.

 9. Bateson G, Bateson MC. Dove gli angeli esitano. Milano: Adelphi, 1989.

10. Harries-Jones P. Understand ecological aesthetics: the challenge of Bateson; Cybernetic and Human Knowing, 2005; 12: 61-74.

11. Conserva R. La stupidità non è necessaria. Gregory Bateson, la natura e l’educazione. Scandicci: La Nuova Italia, 1997.

12. Manghi S. (a cura di). Attraverso Bateson. Ecologia della mente e relazioni sociali. Milano: Anabasi, 1994.