CORSO DI SPECIALIZZAZIONE

IN PSICOTERAPIA SISTEMICO – RELAZIONALE

l Corso di specializzazione | 4 Anni

Il corso è riservato esclusivamente ai laureati in Psicologia già iscritti all’Albo degli Psicologi ed ai laureati in Medicina e Chirurgia.

II Corso ha una durata complessiva di 2000 ore. II gruppo è composto, di norma, da n. 10 partecipanti.

L’Istituto organizza abitualmente un corso di sensibilizzazione ogni anno.

Il diploma di specializzazione rilasciato al termine del corso e dopo il superamento di un esame finale è equipollente (ai sensi dell’art.2 comma 3 legge n.401 del 29.12.2000 e dell’art.24 sexies comma 1 legge n.31 del 28.02.2008) al diploma rilasciato dalle scuole di specializzazione universitaria e quindi si intende valido ai fini dell’inquadramento nei posti organici di psicologo per la disciplina di psicoterapia nel Servizio Sanitario Nazionale.

Il programma formativo alla psicoterapia familiare ad orientamento sistemico relazionale ha durata almeno quadriennale per un monte ore complessivo di 2000.
L’articolazione teorica e pratica del programma nelle singole annualità è la seguente:

l’Articolazione teorica e pratica del programma nelle singole annualità:

Clicca sulle annulità per leggere il programma specifico.

1° ANNO (500 ore)

Training specifico: 200-250 ore

Consiste nell’acquisizione degli elementi di base dell’ottica sistemico relazionale che consente una chiara lettura sistemica delle situazioni: nell’analisi della domanda d’aiuto; nella corretta costituzione del settino terapeutico; nell’apprendimento della conduzione di un primo incontro terapeutico.
Comprende, inoltre, un approfondito lavoro autocentrato sull’allievo, attraverso la descrizione del genogramma, il racconto della storia familiare, l’analisi delle fasi più significative del ciclo vitale familiare e personale dell’allievo.
Il gruppo di training è formato da un numero massimo di 10 allievi.
Il corso, presso la sede, si articola in un incontro settimanale della durata di sette ore.

Programma teorico:150 ore
Si articola in lezioni e seminari per un totale di 150 ore su almeno sette materie di insegnamento:

  • Psicologia generale
  • Teoria e metodologia della psicologia clinica
  • Psicologia dello sviluppo
  • Psicopatologia generale e dell’età evolutiva
  • Psicoterapia della famiglia
  • Diagnostica clinica (prima annualità)
  • Elementi di psicoterapia (prima annualità)

 

Tirocinio nei servizi:100-150 ore

Si svolge nei servizi sociosanitari pubblici o accreditati e permette all’allievo, guidato da un tutor, di acquisire conoscenze diagnostiche su un’ampia gamma di situazioni psicopatologiche e, in particolare, di entrare a contatto con i problemi dell’urgenza psichiatrica, delle tossicodipendenze, dell’assistenza all’infanzia nelle famiglie e degli interventi sulla crisi.

L’elenco dei servizi presso cui il tirocinio si svolge sono affissi annualmente nella bacheca della sede.
La sede ha convenzioni con strutture pubbliche e ONLUS che lavorano nel settore privato sociale.

2° ANNO (500 ore)

Training specifico: 250-300 ore

Consiste nella “ supervisione diretta ” dell’allievo che viene seguito e coadiuvato dal didatta attraverso uno specchio unidirezionale nella presa in carico dei pazienti. Tale tecnica di supervisione permette all’allievo un apprendimento guidato, seduta per seduta, della conduzione del processo terapeutico e dell’elaborazione di strategie; consentendo inoltre al didatta una ulteriore conoscenza dell’allievo, di cui possono essere discusse e analizzate nel post-seduta, reazioni emozionali e dinamiche controtransferali. L’organizzazione pratica del lavoro è basata su due presenze settimanali di tre ore.

Programma teorico:100 ore
Si articola in lezioni e seminari per un totale di 100 ore su almeno cinque materie di insegnamento:

Diagnostica clinica (seconda annualità)

Elementi di psicoterapia (seconda annualità)

Psicoterapia relazionale sistemica

Psicoterapia psicoanalitica

Psicoterapia cognitivo-comportamentale

Tirocinio nei servizi:100-150 ore

Si svolge nei servizi pubblici o convenzionati con le caratteristiche e finalità dell’anno precedente.

3° ANNO (500 ore)

Training specifico:250-300 ore

Consiste in una seconda annualità di supervisioni dirette degli allievi sulla loro conduzione terapeutica dietro lo specchio secondo modalità già descritte per l’anno precedente. Una cura particolare viene posta nel processo di autonomizzazione del singolo allievo che definisce in questa fase gli aspetti rilevanti del suo stile terapeutico e viene aiutato a rileggere con particolare attenzione le implicazioni personali messe in moto dalla evoluzione del processo terapeutico.

Programma teorico:100 ore
Si articola in lezioni e seminari per un totale di 100 ore su almeno cinque materie:

Psicoterapia delle tossicodipendenze

Psicoterapia dei disturbi psicotici

Psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza

Psicodinamica della coppia e tecniche di intervento

Psicoterapia dei disturbi psicomatici

Programma teorico:100 ore

Si svolge nei servizi pubblici o convenzionati con le caratteristiche e finalità dell’anno precedente.

4° ANNO (500 ore)

Training specifico:250-300 ore

Consiste nel completamento, ove necessario, dell’attività terapeutica in supervisione diretta e di inizio della “supervisione indiretta” di casi clinici che l’allievo comincia a seguire autonomamente e che presenta al didatta, regolarmente nel corso del processo terapeutico, attraverso il riferito e l’ausilio di video o audio registrazioni. In tale fase formativa viene data specifica importanza alla costruzione di contesti terapeutici, alla elaborazione di strategie terapeutiche e alla articolazione longitudinale del processo terapeutico. Ogni allievo deve presentare almeno tre casi clinici diversi alla supervisione indiretta del didatta.

Programma teorico:100 ore
Lezioni e seminari per un totale di 100 ore su almeno quattro materie di insegnamento:

Tecniche di terapia familiare

Famiglie multiproblematiche, maltrattamenti ed abusi

Teoria e tecnica di analisi istituzionale

Tecniche di intervento psicologico sulle istituzioni

Tirocinio nei servizi:100

Si svolge nei servizi pubblici o convenzionati con le caratteristiche e finalità dell’anno precedente.

Completamento della formazione clinica

Se il Comitato Didattico di Sede lo ritiene necessario, le attività previste per il quarto anno sono prolungabili in tutto o in parte per un quinto anno di frequenza dedicato in particolare alla supervisione indiretta.

Fasi del percorso formativo

L’IPRA M .G. Cancrini di Pescara , riprendendo il modello di formazione del Centro Studi e di Haley , propone un percorso di formazione specifico caratterizzato da un processo evolutivo che prevede :

1.Sensibilizzazione

II programma ha come obiettivo la presentazione e l’approfondimento dell’approccio relazionale e dei presupposti teorici dell’ottica sistemica. È il corso d’ingresso all’universo sistemico relazionale. L’ottica sistemica richiede acquisizioni che modificano il senso comune: considerare diversi contesti e le relazioni che tali contesti determinano, significa aprirsi a nuove modalità di conoscenza e di azione nella realtà. II passaggio da una logica lineare ad una circolare, da forme univoche di descrizione della realtà a forme multiple, complesse, pone al centro dell’attenzione l’osservatore, le sue scelte conoscitive ed operative.

II corso, essendo introduttivo, tende a fornire le linee guida che ciascuno potrà approfondire, secondo la propria collocazione professionale, nei percorsi formativi successivi. Attraverso lezioni, simulazioni, attività di gruppo e presentazione di materiale videoregistrato, il corso di sensibilizzazione mira a fornire gli strumenti per una lettura relazionale e sistemica, utili per l’analisi della domanda dell’utente e per la progettazione dell’intervento.
II Corso ha una durata complessiva di ……. ore, suddivise in incontri della durata di ….. ore ciascuno. II gruppo è composto, di norma, da n…… partecipanti.
L’Istituto organizza abitualmente un corso di sensibilizzazione ogni anno.

2.Sviluppo dell’identità di gruppo (conoscersi attraverso le storie, genogramma)

L’impatto emotivo del genogramma è fondamentale nella formazione, il racconto della propria storia implica una più rilevante esposizione personale, anche perché, la relazione con i colleghi dentro il gruppo è divenuta più significativa, il racconto stesso avviene con una maggiore sottolineatura emozionale. Il didatta visto l’impatto emotivo, aiuta “tutti ad utilizzare produttivamente la carica emotiva innescata”, facendo in modo che le componenti personali “siano un momento di conoscenza. L’allievo, dopo aver disegnato alla lavagna il proprio genogramma fornisce al gruppo alcune notizie circa la storia della propria famiglia, scegliendo autonomamente quali informazioni passare, in quale sequenza e con quale ricchezza di dettagli.

Segue poi la fase delle domande, chi vuole pone una domanda al collega che ha esposto la propria storia; questi a sua volta dà delle risposte. Infine, tutti faranno una breve restituzione che sarà centrata sulla lettura che ognuno avrà elaborato sulla storia familiare raccontata. Anche i didatti porranno le domande e faranno una restituzione finale che rappresenterà per l’allievo l’inizio di una riflessione sulle possibili connessioni tra alcuni aspetti significativi della sua storia e della sua vita e quella delle famiglie, delle coppie e degli individui che in seguito potrebbe incontrare nella pratica clinica. Uno degli obiettivi è quello di trasformare quelle problematiche personali e quegli aspetti della storia familiare che possono determinare delle difficoltà o dei blocchi nella costruzione della relazione terapeutica con le coppie e le famiglie. Difatti, “le problematiche personali vanno considerate come un ostacolo da conoscere e superare in modo tale da essere sfruttate a vantaggio della terapia”.

La restituzione finale dei didatti è molto accurata sia perché l’ascolto dell’allievo sarà carico di aspettative, sia perché andrà a toccare alcuni di quei temi che, più o meno indirettamente, verranno ripresi durante i successivi tre anni di training attraverso il lavoro clinico con le coppie e le famiglie. I vari genogrammi sono quindi momenti intensi e forti di crescita non solo per l’allievo impegnato nel racconto familiare, ma per il gruppo e per tutti. In effetti, il tempo dedicato all’ascolto della storia dell’allievo diviene un esercizio particolarmente ricco ed efficace sia per l’acquisizione di una lettura sistemico relazionale dei vari eventi che per il passaggio dalla condizione individuale a quella gruppale. Si crea cosi, nel tempo, un’appartenenza al gruppo che consente al singolo di sperimentare ruoli e funzioni differenti da quelle conosciute. Questo faticoso, ma affascinante, lavoro consente al gruppo di traghettare i propri pensieri da un approccio di tipo lineare ad uno più circolare, acquisendo così una padronanza della lettura sistemico-relazionale degli avvenimenti di vita presi in considerazione. Ovviamente, una attività articolata con metodo così complesso finisce per occupare quasi l’intera giornata formativa; di conseguenza ogni allievo avrà a disposizione tutta una giornata per presentare il proprio genogramma in gruppo.

3.Lavoro sulle simulate

Il primo contatto con il ruolo di terapeuta avviene con la simulata , in cui attraverso il confronto con famiglie dalle caratteristiche esasperate , attraverso il “ come ti sei visto “, “come ti ha visto il supervisore ed il gruppo “ e anche come ti rivedi attraverso la videoregistrazione , si ha la possibilità di vivere e giocare il ruolo di terapeuta. Le prime simulate rigiardano degli sketch sui primi concetti teorici appresi, la conferma, disconferma, rifiuto, i cinque assiomi, impossibilità nel non poter non comunicare, simmetria, complementarietà, contenuto e relazione, digitale e analogico, la punteggiatura delle sequenze, scivolamento di contesto. Via via le simulate divengono sempre più complesse. Ogni evento, accaduto situazione che sia positiva o negativa viene vissuta ed affrontata di conseguenza in mille modi diversi a seconda della persona che ci si trova di fronte. Le simulate sono un ottimo allenamento sia nella sperimentazione in terapia, che dal punto di vista personale: l’individuazione e la sperimentazione di sé non hanno mai fine. Le osservazioni dei didatti, le loro dritte, i loro interventi, gli interrogativi che rimandano, l’effetto sorpresa di quello che si crea senza averlo programmato, il rivedersi a casa sono utilissimi a calarsi nei panni del terapeuta. La possibilità di potersi esercitare e sperimentare anche sbagliando con la consapevolezza che è una finzione e che non si nuoce a nessuno.

4.Passaggio dalla simulata al I ingresso in stanza di terapia

5. Incontro con le famiglie: le emozioni dell’allievo –terapeuta(Fase della diretta)

6.Fase della Supervisione Indiretta

Il passaggio tra il sapere, il saper fare e l’essere terapeuti sistemico-familiari avviene non solo grazie alla “doppia descrizione” ed al differente modo di operare dei due supervisori ma anche grazie alla presenza del gruppo dietro lo specchio. Quest’ultimo, insieme al supervisore, funge da base sicura per l’allievo che si sperimenta in prima persona in ambiente “protetto”, e nello stesso tempo il gruppo acquisisce nuove conoscenze, imparando ad imparare, attraverso “il libro animato”. L’esperienza della supervisione diretta segna il passaggio dalla teoria, appresa dalla lettura dei teorici di riferimento, alla pragmatica, ovvero il mettere in pratica ciò che si è acquisito nel primo anno di formazione. Nella terapia familiare sistemica, il terapeuta-osservatore viene considerato parte del sistema e allo stesso modo il gruppo dietro lo specchio è una parte significativa del sistema terapeutico, che proprio grazie alle diversità acquista ricchezza.

Riuscire a guardarsi attraverso gli occhi del gruppo, oltre quelli dei due didatti, significa poter utilizzare la soggettività all’interno del gruppo, come feedback della flessibilità o rigidità del sistema. L’altro aspetto convergente è reso evidente, ad esempio, durante le discussione d’équipe, quando il supervisore invita il gruppo a verbalizzare le riflessioni di ciascuno. Le diverse ipotesi aiutano a costruire una ridefinizione della situazione, in modo più completo e articolato. Nella supervisione diretta ciò che accade dietro lo specchio è altrettanto importante di ciò che accade nella stanza di terapia. Il comportamento del gruppo di formazione sarà dunque simile a ciò che succede in stanza: se il supervisore si concentra sugli stati d’animo dell’allievo-terapeuta, questi scaverà negli stati d’animo del paziente ed ognuno entrerà in contatto con quel tipo di linguaggio.

Passaggio e differenze con la fase dell’indiretta

Ultima fase è la supervisione indiretta, durante la quale gli allievi svolgono il lavoro terapeutico in maniera più autonoma, alternandosi reciprocamente nella posizione di terapeuta e di coterapeuta-osservatore, sperimentando ruoli diversi. Di una cosa possiamo essere certi la supervisione indiretta non è su qualcosa di solido e reale; può essere solo sulle idee. Niente pazienti, niente famiglie o coppie o figli. Solo idee di pazienti e idee di famiglia. Cancrini considera la supervisione come l’occasione di rimettere ordine tra livelli interdipendenti in cui i fatti si trovano ad essere impropriamente collegati e propone un parallelo tra la supervisione e la psicoterapia. Rappresenta anch’essa il tentativo di ridare spazio e potere alle risorse bloccate dalla confusione. Ritiene inoltre molto importante considerare le circostanze personali del terapeuta perchè proprio dall’interno di esse egli incontra una certa famiglia: esiste un rapporto verificabile tra errore del terapeuta e circostanze della sua vita personale e professionale. Ecco quindi che l’intervento di supervisione non si configura come intervento sulla famiglia consigliato ad un terapeuta che ha bisogno di informazioni in più; piuttosto in termini di risposte fornite ad una domanda del terapeuta che parla in nome del sistema di cui è parte.

Quando si parla di supervisione indiretta si fa riferimento ad allievi che portano casi della loro attività clinica ad un terapeuta con maggiore esperienza. La supervisione indiretta presenta come caratteristica peculiare l’aspetto dell’ascolto, nella supervisione diretta invece il supervisore è parte del sistema terapeutico, privilegia l’aspetto dell’osservazione. Altra specificità segnalata rispetto alla supervisione indiretta riguarda il suo essere centrata sul rapporto diadico fra allievo e didatta. Nella supervisione diretta il didatta è infatti chiamato ad intervenire in prima persona all’interno della terapia e delle dinamiche familiari che si giocano in seduta. L’indiretta è più centrata sull’allievo, osservato nel rapporto terapeutico del suo lavoro clinico extratraining. Inoltre essa può avvenire durante il training o dopo con ex allievi del proprio gruppo o altri della scuola. La supervisione indiretta evolve e cambia parallelamente alla crescita dell’allievo, all’inizio le narrazioni vertono in maniera privilegiata su aspetti pratici e le indicazioni riguardano non solo l’andamento generale del processo terapeutico ma anche e soprattutto aspetti che fanno riferimento alla gestione della singola seduta.

Nel tempo invece le narrazioni stesse si diversificano, sono sempre più complesse fino ad includere il rapporto terapeutico; tanto da arrivare a poter includere se stesso e la relazione terapeutica nel racconto che porta in analisi. Ed ecco che temi lasciati maggiormente sullo sfondo inerenti ad esempio il funzionamento della mente del terapeuta possono acquisire più spazio, fino ad arrivare, nella fase finale della formazione, a favorire il processo di individuazione del giovane terapeuta. Altro processo che si muove in parallelo con l’introduzione della supervisione indiretta nel training è quello dello svincolo dell’allievo.

"Siamo una sede didattica del Centro Studi Terapie Familiare e Relazionale di Roma, una delle scuole di formazione più conosciute con 50 anni di storia"

dott.ssa Rita Latella

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